Comincio la mia prima recensione con un compito davvero complesso, quale descrivere una raccolta di Ambient-Noise music. E come se non bastasse, quando il gioco si fa duro troviamo che le tre canzoni del breve album non sono frutto di un singolo progetto, e di conseguenza di un singolo obbiettivo o ideale, ma ogni canzone è stata composta e registrata da un progetto diverso. Si tratta dello split di Qhvathic Megarvn, Paehanhutz (mi scuso personalmente con Valerio per la mancata dieresi, che non riesco a trovare) e Vinterer. Dei ragazzi, che sicuramente non trattano la loro musica come qualcosa per compiacere i loro genitori o per chissà quale lucrosa aspettativa, senza chissà quale esperienza alle spalle. Tre progetti con una sola prospettiva: mettere in scena la loro creatività inscenando un teatro di violenza sonora al passo con le proprie capacità espressive. Come chiunque potrà constatare, la Ambient music dotata anche solo di accenni sperimentali, non è un pasto musicale degno di tutti, ma è frutto di un'estetica che va compresa e condivisa, o quanto meno accettata. Se poi questa sperimentazione sonora porge il fianco al rumorismo, e insieme ballano un valzer sui padiglioni auricolari di chi non concepisce certe scelte artistiche, è inutile cercare di spiegarsi: Vi prenderanno per il culo per il resto della vita. È quindi chiaro che un lavoro del genere non è mirato ad un pubblico vasto. Chiarita questa situazione, cercherò di essere il più oggettivo possibile. L'intero lavoro è un chiarissimo crescendo, ma non nel senso musicale del termine quanto nel concetto stilistico: Si passa da una sorta di introduzione Ambient, quasi concepita nel ventre di Satie e partorita attraverso un Brian Eno più malinconico del solito. Ma senza badare ai riferimenti a questi autori ben più noti che servono solo a stabilizzare l'orientamento, l'originalità del pezzo sta nel passare da un sottofondo piovoso ad uno spartito di piano più classico e imponente, che trasferisce l'ascoltatore verso uno scenario diverso, ancora grigio ed inverosimile, ma sempre tenero seppure triste. Ricomincia la pioggia e subito i primi accenni di pazzia avanguardista si fanno sentire: Le note si fanno lentamente distanti, dissonanti, a tratti sembra che sia un bambino a suonare i tasti del pianoforte, una ninnananna lenta che tende a rilassare l'ascoltatore in attesa del crescendo burrascoso. Paehanhutz interrompe la pioggia con un crescendo alienante. Il paesaggio sonoro è ora distorto, confuso e claustrofobico, a un passo dallo spaventoso. Personalmente la sensazione è quella di una passeggiata in stato confusionale, lungo dei binari ferroviari arruginiti, mentre ci si lascia il sole alle spalle. Ferraglia, ruggine e vento sono i tuoi compagni di viaggio mentre attraversi al freddo questo paesaggio devastato. Tutto questo fino ad incontrare una galleria buia, nella quale vorresti buttarti e lasciarti sconvolgere dai magnifici orrori celati al suo interno, ma resti lì a lanciare solo un paio di occhiate, restando in una zona ancora illuminata dalla quale poter scorgere tutto senza rischiare di essere ferito sul serio. A questo punto entra in scena Qhvathic Megarvn, con la scelta banale, ma quanto mai azzeccata di non dare un titolo alla sua opera. Maestosa tortura straziante, queste le tre parole che mi vengono in mente ascoltando la sua scelta più Noise che altro, in cui hai brevi istanti in cui sei libero di dimenarti, di farti male con il ricordo di ciò a cui sei sottoposto. Molte pause quindi fra una sessione di frustate e l'altra, un archetto del violino che svena le corde di una chitarra distorta e le gocce del loro sangue che cadono per terra producono ulteriore rumore, angosciante e amplificato all'inverosimile. Un tris di concezioni diverse della sperimentazione ambientale, in questo caso non tanto devota ad un ambiente fisico, ma a quello psicologico, e cioè alla costruzione fantastica di ogni viaggiatore che non teme di affrontare un paesaggio sonoro così avverso.

Tracklist:
- Vinterer - Deep Calm
- Paehanhutz - White Nexus
- Qhvathic Megarvn - [senza titolo]
Tempo totale: 24.06
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