Opera al nero - Nerezza - Nigredo

Opera al nero - Nerezza - Nigredo

giovedì 6 maggio 2010

l'eredítaë l'è ascusa 'nte sta çittaë ch'a brûxa ch'a brûxa inta seia che chin-a e in stu gran ciaeu de feugu pe a teu morte piccin-a.

Fabrizio De André - Sidùn

Questa canzone mi ha appena sconvolto. Dato che il testo l'ho letto un po' di tempo fa, non lo ricordo nei particolari, ma solo nel concetto generale.
Non so cosa mi sia preso all'ascolto, ma non sono più tanto sicuro di alcune cose. Ero del parere che decidere della vita e della morte altrui significhi condannare qualcuno alla schiavitù. Ti uccido, sei schiavo della mia decisione di porre fine alla tua vita ; Ti genero, ti rendo partecipe alla vita per mia scelta, sei condannato ad essere mio figlio, che tu lo sappia oppure no, sei condannato a vivere, sei schiavo della vita. Per me la riproduzione non è altro che una perpetua condanna alla schiavitù della vita per le generazioni successive. Siamo tutti schiavi, sempre.
Eppure, qui la mia coscienza ha partorito qualcosa di diverso:
La libertà non è il solo valore a cui tutti tendiamo, c'è l'amore.
Che cosa sia l'amore materno è qualcosa che non saprò mai...  purtroppo o per fortuna, e non mi reputo (almeno non ancora) intenzionato o quanto meno competente ad allevare un figlio. Che cos'è l'amore fra genitore e figlio? Qualcosa di effimero? Qualcosa di eterno? Qualcosa di imponente oppure di minima importanza?
Cosa prova un genitore quando un figlio gli muore fra le braccia?
In questa canzone, Fabrizio De André descrive i lamenti di una madre, che perde suo figlio dopo che la sua città è stata devastata da alcuni soldati.
Tutto quello che questa donna sta pensando, sta vivendo, i pianti, il rumore delle bombe, le fiamme, il caldo, il sangue sui vestiti, il singhiozzo, la gola che le brucia per le urla, io non riesco ad immaginarlo. Nessuno di voi riuscirà mai ad immaginarlo, De Andrè non l'ha immaginato, lo ha ideato. Ha ideato una scena mostrandoci l'esteriorità della stessa nella forma più cruda ed esplicita che la sua musica sapesse sostenere. Trasportata da quelle note musicali, l'agonia di una madre che perde un bambino è in parte elaborata da ciascuno di noi. Io ho colto la disperazione della donna, cioè il suo sfogo del dolore. Qualcuno coglierà solo il dolore della donna, qualcuno comprenderà a fondo l'atmosfera di disagio che si forma sull'ambiente dove si svolge la vicenda. Ma non avremo mai un quadro totale di cosa si provi.
La seconda parte della canzone è quella che mi ha colpito di più. Quando la donna termina il suo lamento, e si osserva un coro di persone cantare quasi un gospel. Per me questa scena è il giorno dopo, il funerale del bambino, dove un gruppo di persone prega in coro per il bambino defunto mentre la madre si lascia andare alle sole lacrime che sono le note musicali che risuonano nell'aria.

Probabilmente questo post non ha un vero e proprio senso, ma è qualcosa che mi sentivo di dover descrivere.

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